MILANO CELTICA
di
Rolando Dubini
membro del
Gruppo Archeologico Milanese, redattore (Myrddin) siti Guida Musica Celtica
http://guide.supereva.it/musica_celtica_/index.shtml
e Newsgroup Milano Celtica
http://it.groups.yahoo.com/group/celtegh
INDICE
1.
La fondazione (mitica) di Medhelan(ion) e
la storia della Milano celtica
2.
Le origini di Milano tra storia e archeologia
3.
Cronologia della Milano celtico-insubre.
1.
La fondazione (mitica) di Medhelan(ion)
e la storia della Milano celtica
La
fondazione mitologica di Medhelan-Mediolanion (o Mediolanion secondo V.Kruta)
può
collocarsi attorno al 600-590 a.C..
2.
Le origini di Milano tra storia e archeologia
Scrive
Ermanno Arslan (direttore del Museo Archeologico di Milano e noto ricercatore):
Gli
"scavi hanno ... rivelato .. il più ampio contesto
della cultura 'golasecchiana padana', in cui si inserisce l'esperienza
protourbana milanese" (nella zona dell'attuale Policlinico un primo grosso
insediamento).
Il mondo
indigeno si organizza in grandi ambiti territoriali, con marcate differenze
culturali e realtà protourbane centrali, che gravitano in parte verso le valli
alpine a causa delle ricchezze minerarie: le valli del Ticino, la Valsasssina,
la Valcamonica.
I centri
noti propongono con poche eccezioni la rete delle città
dei secoli successivi: Brescia, Bergamo, Milano. L'antica Como (Comum Vetus) si
svilupperà
sulla sponda del lago in età romana: dai documenti epigrafici risulta che in essa era
usata la lingua celtica.
Queste città
erano vaste quasi quanto quelle romane.
Il centro
golasecchiano di Milano ... si estendeva per decine di ettari. .. circa la
struttura urbanistica di questi insediamenti .. l'esempio di Comum Vetus indica
una occupazione a piccoli nuclei sparsi, con spazi liberi all'interno del
perimetro urbano...
..le
istituzioni ... dovevano essere evolute
... tanto da permettere il controllo di ampi territori e di fronteggiare
gli Etruschi ai confini meridionali.
Notevole
doveva essere lo sviluppo economico, nel quale forse giocava un certo ruolo
anche la moneta.
Questi insediamenti protourbani della tarda cultura di Golasecca, e con essi Milano, non scompaiono con l'irruzione dei nuovi gruppi celtici all'inzio del IV secolo, con la presenza di materiali (fibule, ceramica anche dipinta) di origine celtica (cultura di La Tene).
(Ma) ...le
cttà
... erano divenute sedi di culti comunitari dei clan insediati nelle campagne,
o erano soltanto il luogo destinato a riunioni politiche o militari periodiche,
assemblee o concili. Ciò potrebbe spiegare la ridotta realtà
demografica”
(Archeo, aprile 1988, pag. 19).
Scrive
L'archeologo bolognese Daniele Vitali di Bologna, ne I Celti, Bompiani 1991,
pag. 234, a cura di Sabatino Moscati:
“Le diverse
popolazioni celtiche, che nel IV e III secolo a.C. abitarono la vasta regione
denominata Insubrium, si configurano come le eredi dirette delle precedenti
comunità
di Golasecca.
La
ricostruzione di Livio che sinteticamente narra dell'arrivo di Belloveso con
"Biturgi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti, Aulerci" (Livio,
V, 34) nell'Italia occidentale, dove la
regione era chiamata da tempo immemorabile Insubrium (come un pagus degli Edui,
fino ad allora celti transalpini) esprime bene la coscienza di una stratigrafia
del popolamento di lunga data, parallela a quella delle regioni a sud del Po
abitate da Etruschi, Umbri, e Liguri. Il buon auspicio portò
alla fondazione di Mediolanum.
Gli scavi
urbani di Milano mostrano sorprendentemente l'antichità
del centro cela il ruolo di perno politico degli Insubri"
3.
Cronologia della Milano celtico-insubre.
Intorno al
390 a.C. i Galli Senoni di Brenno passano dirigendosi verso sud (ove sconfissero poi i romani sul fiume Allia, e
saccheggiarono Roma, occupandola per sei mesi). La leggenda narra la "rifondazione" di Mediolanum
(Milano) col nome di Alba, con lo
sviluppo di un insediamento non più solo sacro, ma anche civile.
Nel 385
a.C. gli Insubri (i celti che avevano come loro capitale Milano) si alleano con
Velletri, Tivoli e con Dionigi di
Siracusa contro Roma.
Nel 225
a.C. una coalizione di Galli (Insubri, Boi, Taurisci e i Gesati transalpini)
viene sconfitta a Talamone dai Romani guidati dal console Emilio Papo.
Polibio
riporta che in occasione di questa
guerra gli Insubri trassero le loro insegne, dette inamovibili, da un tempio
dedicato alla loro dea (equiparata dai Romani a Minerva-Atena, ovvero la
luminosa e bianca dea celtica Belisama, consorte del Dio solare celtico
Belenos). Secondo la tradizione milanese il
tempio era ubicato sul luogo ove
successivamente venne edificata la
basilica di S. Tecla in piazza Duomo: Tuttavia la ricerca archeologica ha
evidenziato la presenza di un fossato
difensivo intorno a un edificio in via Moneta datato IV sec. a.C.: questo fa pensare ad un importante luogo sacro,
rimasto fortificato fino alla seconda metà del II sec. a.C.,
che secondo alcuni sarebbe proprio il
Tempio di Belisama.
Nel l 223
a.C. vi fu dapprima una pace separata fra i Romani e i Galli Anari del
Parmense, dopo di che il console Caio Flaminio attraversò
il Parmigiano per portare guerra ai Celti Insubri fondatori di Milano. I Romani
entrarono nel territorio degli Insubri presso la confluenza dell'Adda col Po,
si allearono coi Cenomani e iniziano a devastare i villaggi della pianura. Gli
Insubri scesero in campo con 50.000 uomini, ma, dopo una prima vittoria,
vengono sconfitti al fiume Klousios dal console Flaminio.
Nel 222
a.C., in primavera, i Romani invadono nuovamente il territorio degli Insubri ed
assediano Acherra, alla confluenza fra Adda e Serio. Gli insubri invadono il
territorio degli Anari, sotto controllo romano, e assediano Casteggio,
Clastidium, sulla riva del Po.
Il console
Marcello riesce infine a sbaragliare
l'armata celtica per poi riunirsi al collega Cornelio Scipione e riprendere
l'assedio ad Acherra-Acerrae. Gli Insubri, coadiuvati dai Gesati della valle
del Rodano guidati dal re Virdomaro (o Britomarto), si apprestano a respingere
l'attacco romano. I consoli Gneo Cornelio Scipione e M. Claudio Marcello
avanzano verso l'Adda e assediano Acerrae (Pizzighettone) per entrare nel
territorio insubre. Eliminato con un'improvvisa diversione l'esercito dei
Gesati (a seguito dell'uccisione del loro Re, in duello, da parte di Claudio
Marcello, che consacrerà
le terze spoglie opime al Tempio di
Giove Feretrio, in Roma, dove la lapide dei fasti trionfali ne registrano il trionfo come avvenuto su
galli insubri e germani (la più antica menzione di questo popolo), la guerra o si sposta a
Milano, che viene occupata dai Romani - secondo alcuni storici guidati da
Scipione, per la leggenda locale dal console Marcello. Per la prima volta i
romani entrano a Milano.
Nel 218 a.C. dal territorio dei Galli vengono dedotte le colonie latine di
Piacenza (Placentia ) e Cremona, con 6.000 coloni l'una.
L'arrivo
dell'esercito di Annibale, che dopo aver attraversato le Alpi giunge nella pianura padana, spinge alla rivolta
Boi e Insubri, che riescono così a liberarsi del
dominio romano. Gli Insubri, insieme ad altri celti cisalpini, si arruolano nell'esercito di Annibale.
La
battaglia del Lago Trasimeno del 21 giugno del 218 a.C.vide lo schieramento
cartaginese, con gli alleati, i celti cisalpini, travolgere le legioni romane,
che subirono una disastrosa sconfitta. L'evento emblematiche che segno il
destino della battaglia fu l'uccisione del console Gaio Flaminio da parte di un
nobile insubre, il cavaliere Ducarios, la cui vicenda, invero eroica (visto il
gran numero di romani che difendeva il proprio console), è
tramandata con una certa ricchezza di dettaglia da Tito Livio.
Ma
appunto cinque anni dopo Flaminio incontrò la morte in
battaglia per mano di un cavaliere insubre, Ducarios.
Scrive
Tito Livio, Storia di Roma, Libro XXII, 6
«Si
combatté
per quasi tre ore e dovunque ferocemente; tuttavia, la battaglia fu più
violenta e minacciosa attorno al console (Gaio Flaminio).
Lo
seguiva il fiore dei soldati, mentre egli stesso era attivo nel soccorrere i
suoi in qualunque punto li scorgesse oppressi ed in grave disagio.
I
nemici si scagliavano con grande violenza contro di lui, che si distingueva per
l’armatura,
mentre i suoi concittadini lo proteggevano, finché un cavaliere insubre,
che si chiamava Ducario, riconoscendo il console anche dal volto, rivolto a
quelli della sua gente urlò:
“Eccolo,
è
proprio costui che fece strage delle nostre legioni e saccheggiò
i nostri campi e la nostra città! Io consacrerò questa vittima
come un’offerta
ai Mani dei concittadini indegnamente uccisi”.
Cacciati
gli sproni nel ventre del cavallo, si gettò impetuosamente in
mezzo alla foltissima schiera dei nemici ed abbattuto prima lo scudiero che si
era lanciato incontro a lui che avanzava minaccioso, trafisse il console con l’asta;
i triari, opponendo gli scudi, tennero lontano l’assalitore che
bramava di spogliarne il corpo.
Cominciò
allora la fuga di gran parte dell’esercito ed ormai
né
il lago né
i monti si opponevano più allo sgomento; i Romani tentavano di fuggire come ciechi
per ogni luogo su per dirupi e precipizi, mentre le armi e gli uomini
precipitavano gli uni sugli altri».
Molti
altri, cui non si apre alcuna via di scampo, avanzano sui primi bassifondi
paludosi, immergendosi in acqua fino a dove possono rimanesere fuori con la
testa o le spalle.
Ci
furono alcuni che resi temerari dalla paura, cercarono la fuga a nuoto, ma
poichè
non avevano alcuna speranza di superare quella enorme distanza, venivano
inghiottiti dai gorghi , quando mancavano le forze, oppure, stancatisi
inutilmente, riguadagnavano con enorme fatica i bassifondi, e lì
venivano uccisi dove capitava dai nemici entrati in acqua.
Cartaginesi
e celto-liguri guidati dal fratello di Annibale si scontrano non lontano da Milano con i romani guidati da P.
Quintilio Varo e M. Cornelio Cetego,
venendone sconfitti.
La
seconda guerra punica si concluse nel 202 a Zama, nel retroterra tunisino, con
la vittoria romana. Restava quindi da riconquistare la Cisalpina, refrattaria a
ritornare sotto il dominio romano
Nel 200 a.C. i Celti, tra cui gli Insubri, oltre a Boi e Liguri, guidati dal cartaginese Amilcare, che era
rimasto in Cisalpina dalla seconda guerra punica, attaccarono Piacenza colonia
romana distruggendola; la battaglia definitiva ebbe luogo a Cremona, con 35.000
Celti uccisi e catturati, dai romani guidati dal pretore L. Furio Purpurione..
Nel
197 a.C. Romani e Insubri, dopo che questi ultimi sono stati sconfitti sul
terreno militare (con l'uccisione del generale cartaginese Amilcare che li
guidava), sottoscrivono un foedus aequum , col quale la capitale insubre rimane
autonoma, ma perde il predominio sui Celti della Padania e s'impegna a fornire
aiuti militari.
Molti centri che avevano seguito gli Insubri si arresero ai Romani. Il trionfo
del console C. Cornelio Cetego comprendeva, oltre agli Insubri e ai Cenomani
prigionieri, anche un corteo di coloni cremonesi e piacentini liberati.
Nel
196 a.C. il console M. Claudio Marcello, figlio del vincitore di Clastidium,
Casteggio, portò
l'attacco in territorio insubre, dirigendosi verso Como, dove gli Insubri
avevano posto il loro quartier generale. Como, già dopo pochi
giorni, si arrese ai Romani con 28 castella.
Nel
194 a.C. gli irriducibili Boi incitarono alla ribellione gli Insubri, ma nel
195 a.C.furono battuti vicino a Mediolanum dal proconsole Lucio Valerio Flacco.
Fu la fine della confederazione celtica: gli Insubri e i Cenomani abbandonano i
Boi e strinsero un foedus con Roma, che permise loro di mantenere una certa autonomia.
Nel 191 a.C. vengono definiti nuovi accordi, ricordati in un'orazione di
Cicerone ( Pro Balbo 14, 32), nei quali è presente la clausola che gli Insubri non potranno
ricevere la cittadinanza romana per non turbare l'ordine sociale celtico.
Storie di Polibio: nel libro II si trova la descrizione entusiastica delle
condizioni economiche di Milano e dell'Insubria. A Milano vi sono grandiosi
edifici nell'area intorno al Cordusio, di probabile uso pubblico.
L’area
insubre non subì
alcuna perdita di territorio e venne accuratamente evitata dalla rete viaria
romana. Nessuna strada romana l’attraversava: la via Postumia, creata nel 148 a.C. per scopi
militari, che univa Genova ad Aquileia, rimase ai margini del territorio
insubre. E la stessa conservazione del tipo di popolamento preromano, sparso,
per vicos (villaggi), esclude un intervento teso a modificare le strutture
territoriali.
Gli
Insubri s’impegnarono
a fornire contingenti di cavalleria all’esercito romano
(auxilia Gallica), rinunciando però ad accampare
diritti sulla cittadinanza romana.
La
Transpadania subì un lento processo di romanizzazione, che non si affermò
nel modo violento con qui si sviluppò nelle Marche,
contro i Senoni, e in Emilia, contro i Boi,
ma fu piuttosto “una lenta penetrazione pacifica di modelli culturali ed
economici che modificò sostanzialmente la società indigena”
(Tolfo).
La
moneta corrente era costituita dalle
emissioni monetarie celtiche, che imitavano la dracma marsigliese, con
scritte in leponzio.
Scrive
Ermanno Arslan: “Gli Insubri, anche se non trattati come i Boi, devono
accettare che tutti i popoli dominati a nord (Comensi, Orumbovii) e ad ovest
(libici, salluvii. laevi, marici,vertamocori ecc.:alcuni giunti nel IV
secolo,altri di tradizione piu' antica) accedano all'indipendenza,con autonomi
foedera stipulati con Roma. Nascono così numerosi 'stati
satellite' corrispondenti forse alle colonie fittizie dell'89 a.C. Il
territorio insubre è ora molto ridotto, esteso a nord forse poco sopra l'attuale
Monza, tra Ticino ed Adda (od Oglio) senza giungere a sud al Po,dove sono
perduti i territori destinati a Cremona (se non erano cenomani). Pure questa
antica popolazione, certo disarmata (si spiega l'assenza di corredi con armi
per gran parte di questa fase) si rivelerà elemento
trainante culturalmente ed economicamente nella Transpadania..Gli altri gruppi
mantennero il diritto di portare le armi,segno di formale autonomia politica e
militare, con un preciso riscontro nei corredi funerari, nei quali il guerriero
ha sempre la panoplia (Garlasco presso Pavia). La lettura delle fonti rivela in
questa fase una certa insicurezza da parte dei romani. Il tracciato della via
Postumia aggira a sud l'Insubria,indicando forse rispetto del popolo federato
ma anche, e forse piu' credibilmente,diffidenza.La nuova via strategica passa
per quanto possibile su territorio romano. Si è lontani da ogni
ipotesi di integrazione. (solo) ... nell'81 la Transpadana diviene provincia,
sede quindi di forze armate, con possibilità di intervento di
Roma, cosa che avviene con Cesare” (da I Celti,
Milano, 1991, pagg. 485-486, Ermanno Arslan, I Transpadani).